Editoriale

L’ospedale del futuro

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Alla luce della crisi sanitaria in atto si è diffuso un pressoché unanime consenso sulla necessità di accelerare la riorganizzazione dei servizi sanitari. Sono convinto che tale percorso non possa limitarsi ad un mero aumento del numero di posti letto o della loro “complessità” negli ospedali; è necessario piuttosto adottare un set complesso di azioni a livello di assistenza primaria capace di migliorare la capacità di identificare e controllare i casi, monitorare i pazienti a casa e di identificarne le complicanze precoci. Un processo che ha a che fare con l’educazione della popolazione, nonché con la capacità di mantenere i servizi per i pazienti con patologie acute o croniche che richiedono cure prioritarie.

 

Ripensare e riprogettare gli ospedali è il tema chiave, come ricordato tra l’altro da un recente articolo apparso sul Wall Street Journal passando in rassegna alcuni cambiamenti organizzativi e strutturali realizzati dalle strutture ospedaliere più avanzate in diversi Paesi del mondo e considerando quelle più efficaci il pezzo si interroga su quali di questi cambiamenti rimarranno nel prossimo futuro. Il modello cui tendere a mio avviso può essere riassunto nel concetto di Ospedale “elastico”. Ma cosa intendiamo con tale espressione?

Nel nostro recente Convegno Nazionale AIIC abbiamo concordato sul concetto di Ospedale “elastico”, intendendo una struttura (non solo fisica, ma funzionale) capace di rispondere elasticamente a differenti sollecitazioni e trovando nella flessibilità il suo valore vincente. Un modello di struttura ospedaliera che integra in tutti i processi le moderne tecnologie e supera i confini “fisici” del Pronto Soccorso e dei singoli Reparti includendo i presidi territoriali e il domicilio dei pazienti.

Questo nuovo modello ospedaliero sarà innanzitutto una struttura sicura e non un amplificatore di contagio come avvenuto all’inizio dello scoppio della crisi sanitaria Covid secondo i risultati dello Studio del Department of Critical Care Medicine dello Zhongnan Hospital di Wuhan: condotto sui primi 138 casi di contagio in Cina, la ricerca conclude che il 41% dei pazienti ha contratto il virus durante il ricovero. (https://jamanetwork.com/journals/jama/fullarticle/2761044)

Soprattutto l’ospedale del futuro inaugurerà una vera rivoluzione copernicana, modulando l’offerta di cura in base alla domanda, destinata sempre più a variare al mutare di numerosi fattori, dall’invecchiamento della popolazione, alla necessità di assicurare un’elevata qualità della vita dei degenti fino alle accelerazioni e decelerazioni determinate da ondate di crisi sanitarie e di pandemie.

Il percorso di ripensamento delle strutture ospedaliere è solo all’inizio ma ha già mostrato le straordinarie potenzialità che è capace di attivare, in termini di risorse, impegno, progettualità e idee. Con questo numero dedicato di ReadHIT attraverso case, studi e contributi editoriali cerchiamo di approfondire il tema, con l’auspicio di poter contribuire anche in minima parte al dibattito in atto per trasformare infine la crisi in atto in un anno zero per il sistema sanitario.

Buona lettura.

Lorenzo Leogrande

Alberto Ronchi

Monthly Key Topic

Le sfide della flessibilità

A cura della redazione

Durante la crisi pandemica gli ospedali di tutto il mondo hanno dovuto adattare velocemente la loro struttura e organizzazione per rispondere il più velocemente possibile all’incremento esponenziale di ricoveri: hanno fatto la loro comparsa le tende per il triage, sono stati riorganizzati i percorsi in sporchi e puliti per separare i pazienti sospetti covid, sono state individuate nuove aree all’interno o all’esterno degli ospedale per incrementare l’offerta di posti letto. Tali cambiamenti hanno avuto un impatto enorme anche sull’organizzazione del personale (con potenziamento delle squadre di medici e operatori sanitari e rimodulazioni dei turni), sul management – imponendo l’accorciamento e la velocizzazione delle catene di decisione – sulla frequenza di utilizzo delle tecnologie, che da occasionale è progressivamente entrato a far parte a pieno diritto dell’ordinaria attività ospedaliera.

Difficilmente si tornerà indietro, la flessibilità è destinata a diventare elemento imprescindibile di un’organizzazione ospedaliera efficiente e sostenibile nel lungo periodo. Abbiamo individuato alcune interessanti storie di flessibilità con molta probabilità destinate a incardinarsi nel modo adottato dagli ospedali di erogare i servizi di cura.

Innanzitutto la crisi del Covid-19 ha spinto gli ospedali a trovare modalità di presa in carico dei pazienti alternative alla mera ospedalizzazione, al fine di evitare il peggioramento del livello delle prestazioni offerta ai degenti e, in tempi di epidemie, che l’ospedale possa essere un amplificatore di contagio. Fermo restando che è cruciale il ruolo svolto dalla medicina territoriale, sempre più strutture ad esempio stanno registrando a distanza i pazienti prima ancora che arrivino in ospedale, alcuni hanno completamente digitalizzato il check-in attraverso sistemi di Digital Front Door, piattaforme che consentono ai pazienti di registrarsi fino a quattordici giorni prima di una visita programmata, rivedendo o aggiornando contemporaneamente i loro farmaci, le allergie e la storia clinica. Pur incontrando ancora diverse resistenze culturali i medici si stanno abituando alle visite da remoto grazie alla telemedicina anche per determinare gravità delle patologie e selezionare chi debba essere ospedalizzato e chi può essere curato a domicilio. Anche i passi successivi all’eventuale ricovero ospedaliero possono essere seguiti con il minor contatto possibile tra pazienti e con il personale. Le applicazioni della robotica in un grande ospedale di Boston consentono al personale di vedere i pazienti da una distanza di sicurezza sia in Pronto Soccorso che nella tenda di triage all’esterno, tramite una valutazione video e una termocamera per misurare la frequenza respiratoria.

 

E non finisce qui. Gli ospedali e gli ambulatori dovranno essere ripensati non solo nella programmazione dei servizi ma anche fisicamente, prevedendo il mantenimento di strutture dedicate ai malati di COVID-19 e i percorsi separati in quelle ibride. Architetti e Designer sono impegnati a progettare nuovi modi di separazione dei pazienti infettivi che siano più efficienti e meno stressanti per medici, infermieri e pazienti rispetto all’attuale triage all’esterno del Pronto Soccorso. Ma stanno anche ideando soluzioni per poter separare gli spazi tra i letti o aumentare il numero di stanze singole, adattare e riadattare i reparti e le sale operatorie, implementare sistemi per migliorare la ventilazione delle aree, regolano l’esposizione alla luce e al sole, addirittura la pressione nelle camere.

La prossima frontiera

Una delle applicazioni tecnologiche più interessanti per abilitare la flessibilità dell’offerta ospedaliera sembra essere quella offerta dal Digital Twin. Si tratta in generale della possibilità di estendere un oggetto fisico, o un processo organizzativo, all’interno del mondo digitale. Attraverso tale duplicazione virtuale della realtà possono essere analizzati infinite quantità di dati ed elaborati modelli predittivi molto affidabili. Il vantaggio dall’utilizzo di queste piattaforme in ambito ospedaliero è facilmente intuibile, ciò che a tendere potrebbe trasformare profondamente gli ospedali consiste nella possibilità offerta da questa tecnologia di adattare velocemente e in anticipo l’offerta ospedaliera a seconda delle necessità di cura che emergono in un determinato momento tra i degenti e addirittura in una specifica area geografica: pianificare numero e tipo di posti letto, adattare dimensione e dotazione di personale dei singoli reparti, quantificare lo stoccaggio di dispositivi medici e di farmaci consentirebbero in caso di epidemia di non dover rincorrere i contagi ma di gestirli attraverso un’attenta programmazione e in periodo “ordinario” una gestione delle prestazioni sanitarie massimamente efficiente.

Lontano futuro? Forse, sta di fatto che in nuce questo processo è già cominciato e proprio vicino a noi: l’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma nei mesi di massimo picco di ricoveri ha implementato un algoritmo per gestire “automaticamente” il flusso di ricoveri di sospetti COVID in Pronto Soccorso. All’arrivo in ospedale in automatico e incrociando i dati delle diagnosi il software indirizza il paziente lungo un percorso specifico, fisico e di cura, sotto la vigilanza di un bed manager, un internista esperto con una lunga esperienza clinica e un manager incaricato di coordinare l’unità di crisi COVID-19 dell’ospedale e di gestire i flussi dei pazienti. Un’analisi dettagliata delle funzionalità dell’applicazione sono consultabili gratuitamente qui (https://onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1111/eci.13250#eci13250-fig-0001)

 

Una storia di innovazione tutta italiana

Tra i molteplici progetti nati per supportare la trasformazione degli ospedali in strutture sempre più flessibili fa piacere scoprire che uno di grande successo è proprio nato in Italia. Si tratta di CURA, un’iniziativa che ha lo scopo di supportare le strutture ospedaliere nell’allestimento di nuovi reparti di terapia intensiva: un gruppo di designer, medici, consulenti militari hanno realizzato una piattaforma open source per rendere più efficiente e veloce la costruzione di reparti mobili e collegabili alle strutture esistenti. CURA utilizza container riconvertiti per creare unità di terapia intensiva pronte all’uso e facilmente trasportabili nelle città in tutto il mondo, per rispondere prontamente alla diffusione del virus. Un bell’esempio di come l’ingegno e le tecnologie possano essere messe al servizio della Sanità.

https://curapods.org/about/it

Rethinking the Hospital for the Next Pandemic

Fonte: articolo da wsj.com (articolo originale a pagamento)

The Wall Street Journal in un dettagliato articolo a firma di Laura Landro racconta come gli ospedali si sono riorganizzati per gestire l’emergenza da COVID-19 adottando nuovi protocolli e nuove tecnologie per rivedere le procedure operative standard, dal momento in cui i pazienti si presentano al pronto soccorso fino all’ammissione, al trattamento e alla dimissione. E attraverso casi e commenti di esperti delinea quali di questi cambiamenti rimarranno anche nel prossimo futuro. Con una serie di interessanti storie di innovazione da molte parti del mondo tra le quali quella tutta italiana di CURA, un progetto open-source per rendere più efficiente la costruzione di nuove unità di terapia intensiva (flessibili e temporanee).

(Articolo Originale a pagamento)

Il punto di Confindustria su sanità 4.0 (connected care)

Fonte: articolo da Confindustriadm.it

L’esplodere della Pandemia e il conseguente distanziamento sociale rendono necessaria la profonda riorganizzazione dell’assistenza ai malati cronici, che devono essere assistiti sviluppando nuovi modelli di remote chronic care.  In questo scenario un ruolo centrale sarà giocato dalla telemedicina, non solo perché abilita un percorso di presa in carico del paziente cronico a tutto tondo ma consente anche una stretta connessione tra specialistica ospedaliera e medicina territoriale.

The changing role of hospitals in Europe

Fonte: articolo da euro.who.int

Uno Studio pubblicato dall’European Observatory on Health Systems and Policies e da Cambridge University Press analizza le ragioni per cui gli ospedali devono cambiare quando cambiano i pazienti che trattano e la tecnologia utilizzata per curarli. Passando in rassegna alcune buone pratiche adottate in molti Paesi, la Ricerca elabora alcune raccomandazioni per i decisori politici e gli amministratori ospedalieri. Da una prospettiva originale, quella di analizzare i pazienti per gruppi di età al fine di individuare quali tipi di cura e quali modalità per erogarle soddisfano meglio i lori specifici bisogni.

HOSPITAL TRENDS EUROPE

Fonte: articolo da Industry Europe

L’industria 4.0 influenzerà profondamente la società nell’immediato futuro, e la medicina non fa eccezione. Un’esperta della piattaforma di consulenza Kolabtree descrive cinque macro-tendenze della tecnologia medica e il suo impatto sulle strutture sanitarie: dalle nanotecnologie, all’Intelligenza Artificiale, passando attraverso le applicazioni della robotica e della Wearable Technology. Il settore che sembra promette risultati più immediati sull’efficienza dell’organizzazione ospedaliera è quello delle piattaforme di simulazione virtuale (Digital Twins). Il loro utilizzo sta consentendo l’elaborazione di scenari predittivi molto affidabili: conoscere in anticipo l’andamento dei ricoveri e delle degenze permetterà nell’immediato futuro un’ottimizzazione delle turnazioni del personale, dell’occupazione dei posti letto, dell’impiego dei macchinari, aumentando il numero di pazienti che possono essere curati in uno specifico momento.

Intervista a Andrea Belardinelli, Responsabile Settore Sanità digitale e innovazione, Regione Toscana

Ci racconta la principale criticità che avete dovuto affrontare a livello regionale durante la crisi covid?

La regione Toscana vanta da anni una tradizione di buona sanità. Lo dimostrano le griglie LEA del Ministero della Salute con cui si monitora il livello di qualità delle cure che ogni Regione deve garantire ai propri cittadini. A questo risultato partecipa ovviamente anche un buon livello del sistema informativo regionale, che ci consente di avere informazioni attendibili dai diversi sistemi applicativi delle aziende sanitarie. Nell’ultimo anno avevamo avviato il progetto “eHealth Big Data Analysis Platform” dove sin dall’inizio avevamo puntato con decisione alla cooperazione applicativa tra i vari attori dei sistemi informativi aziendali, all’invio dei dati in tempo reale in Regione ed al popolamento del Fascicolo Sanitario Elettronico.

Quello che il Covid-19 ha scatenato maggiormente è stata la fruizione in tempo reale dei dati da parte del Governo Regionale e delle Direzioni Aziendali per comprendere meglio lo stato delle cose ed orientare le decisioni. Un vero approccio data-driven.

La prima criticità che abbiamo dovuto superare è stata senza dubbio quella legata alla gestione dei tamponi e dei loro esiti dove la scelta di aggregare i dati a livello regionale è stata fondamentale. Se non lo avessimo fatto, se non ci fossimo organizzati in tal senso, ogni singola azienda sanitaria avrebbe lavorato il tampone con propri criteri e si sarebbe attrezzata in modo diverso, limitando al Dipartimento di Prevenzione la possibilità di fruire dei dati in modo contestualizzato ad esempio per creare una mappatura regionale aggiornata e georeferenziata della diffusione del virus.

Quale risposta/e avete adottato per risolverla e quale ruolo hanno avuto le soluzioni tecnologiche?

Nei primi istanti della pandemia le informazioni legate ai tamponi dei pazienti erano riportate su files excel (es. anagrafica, esiti, etc.) e restituite manualmente ai servizi richiedenti, ma in un breve lasso di tempo la quantità delle persone contagiate è cresciuta in modo esponenziale ed i dati dovevano essere per forza trattati in maniera automatizzata ed in tempo reale dall’igiene pubblica, ma anche da tutti gli altri attori coinvolti (sindaci, prefetti, forze dell’ordine, ecc.), con una forte qualità anagrafica. Abbiamo allora sviluppato delle applicazioni webCovid alimentate dai singoli applicativi di laboratorio (LIS), che nonostante dovessero essere realizzate dai vari fornitori, avessero un impianto comune, stesse informazioni disponibili, stessi dizionari, stessi contatori (test eseguiti, casi, ecc.) e soprattutto un canale JSON in realtime per l’invio tempestivo dell’informazione al centro.

Come Regione abbiamo voluto fortemente l’aggregazione di questi dati al centro, sia per avere un quadro completo e corretto della situazione, sia per programmare e governare ad esempio il fabbisogno e la logistica dei materiali (tamponi, reagenti, puntali, ecc.), sia  perché a ns. volta dovevamo condividere queste informazioni con l’ISS (Istituto Superiore della Sanità), la Protezione Civile e il Ministero della Salute. Il tutto rappresentato con analytics sul sistema Big Data di cui sopra e con una gestione degli insight finalizzati a prendere decisioni. Tutto questo è stato sviluppato in sole 5 notti!

Qual è il principale learning che portate a casa da questa esperienza.

Direi che essenzialmente sono tre le lezioni imparate.

La prima è sicuramente quella di aver perseguito con determinazione il processo di centralizzazione per non lasciare che altri attori del sistema decidessero autonomamente e prendessero decisioni in maniera sganciata da un percorso comune, in una situazione in cui la risposta doveva essere per forza univoca. Tenere costantemente sott’occhio gli accessi tempo reale dei nostri 38 Pronto Soccorso ad esempio e l’attività chirurgica elettiva o d’urgenza, o l’occupazione dei posti letto, ci ha consentito di intervenire a ragion veduta, trasformando ad esempio sale operatorie in posti letto aggiuntivi di terapia intensiva o ampliando i reparti.

Un’altra lezione è stata quella di aver usato team snelli e ben committati con gruppi definiti, mai numerosi e soprattutto pertinenti per ogni tipo di processo, azione o soluzione da portare avanti per essere sempre rapidi e concentrati sull’obiettivo da perseguire.

A livello tecnologico infine la lesson learned è stata di aver puntato su tutto quello che già avevamo in casa e di aver sfruttato fino in fondo ogni capacità e funzionalità che il sistema o la piattaforma poteva metterci a disposizione, evitando di introdurre nuovi elementi che ci avrebbero costretto a disperdere risorse ed energie in formazione e conoscenza di nuovi strumenti.

Monthly Case History: la parola alle istituzioni

Intervista ad Andrea Ginghiali, Direttore Area Tecnologie Sanitarie AV Nord Ovest, Dipartimento Tecnologie Sanitarie della Regione Toscana

Ci racconta la principale criticità che avete dovuto affrontare a livello regionale durante la crisi da Covid-19?

Nei giorni in cui è esplosa la crisi, la principale criticità è stata quella di reperire con la massima urgenza le attrezzature necessarie per attivare ulteriori posti di terapia intensiva, anche mediante la riconversione di altri locali come ad esempio le sale operatorie.

Una delle maggiori criticità era dovuta al fatto che pressoché tutti i fornitori non avevano più disponibili le attrezzature o le avevano con tempi di consegna non compatibili.

Inoltre, il nostro personale ha dovuto operare in condizioni di criticità e parzialmente in smart working per le disposizioni anti-contagio, il coordinamento delle varie attività non sempre è stato facile anche per l’estrema variabilità delle indicazioni ricevute, come del resto spesso succede in una situazione d’emergenza

 

Quale risposta/e avete adottato per risolverla e quale ruolo hanno avuto le soluzioni tecnologiche?

Abbiamo supportato gli uffici amministrativi per le necessarie procedure e sono state prese in considerazione altri tipi di forniture, cosa che ha comportato talvolta la necessità di risolvere problematiche tecniche per assicurare sicurezza e conformità alle normative delle apparecchiature.

Le soluzioni adottate, sia per attrezzare nuovi posti di terapia intensiva, sia per facilitare il lavoro remoto e le comunicazioni come, ad esempio, un utilizzo estensivo della videoconferenza, sono state fondamentali per la riuscita delle attività.

 

Qual è il principale learning che portate a casa da questa esperienza?

È necessario ridurre le problematiche da affrontare in una emergenza mediante una programmazione preventiva delle necessità.

Sarebbe auspicabile una semplificazione normativa per facilitare alcuni passaggi in emergenza, cosa che non sempre è stata facile nonostante alcune possibilità introdotte dai decreti in materia.

Save the date: 1 ottobre 2020 ore 17.00

Primo appuntamento dell’iniziativa FollowHIT promossa dalle associazioni AIIC, AISIS e HIMSS Italian Community e sostenuta da Philips per condividere le esperienze di CIO e Ingegneri Clinici e fare sintesi delle problematiche relative alla trasformazione digitale e alla progressiva adozione delle nuove tecnologie nel Sistema Sanitario in seguito all’emergenza Covid-19.

Agenda

  • Introduzione | Elena Sini, Lorenzo Leogrande, Alberto Ronchi
  • L’approccio Data Driven che fa la differenza: l’esperienza della Regione Toscana | Andrea Belardinelli
  • Le buone pratiche territoriali:
    • Gestione dell’ICT in sanità nell’emergenza COVID-19 | Marco Foracchia
    • Emergenza Covid19: un’occasione per distillare i dati e utilizzare le informazioni a valore aggiunto | Mario Lugli
  • Voci dal Territorio | Roberto Poeta
  • SESSIONE Q&A

Monthly Key Topic

eHealth: 5 sfide lanciate dall’emergenza Covid-19

L’E-Health può rappresentare un vero paradigma di innovazione se ha la capacità di coniugare tra loro in modo coerente le nuove tecnologie, i percorsi clinici e i processi gestionali e amministrativi, la cultura degli operatori del Sistema Sanitario.

L’emergenza sanitaria del Covid-19 se da una parte mette sotto pressione il sistema sanitario offre anche un’occasione unica per imprimere un’accelerazione decisiva al processo di integrazione della tecnologia nella Sanità. Affinché tale occasione non vada sprecata tuttavia appare necessario affrontare alcune questioni ancora irrisolte. Un gruppo di lavoro integrato promosso da AIIC, HIMMS Italian Community e AISIS ha individuato 5 sfide per l’eHealth che se indirizzate positivamente possono rappresentare un vero volano di crescita per il sistema sanitario e quello Paese, offrendo al contempo un contributo professionale al dibattito pubblico in atto sugli ambiti prioritari cui destinare gli ingenti investimenti pubblici (e privati) che si renderanno disponibili nel prossimo futuro a livello nazionale e europeo.

La centralità delle competenze

La crisi del Covid-19 in Italia ha ribadito l’improrogabilità di una riorganizzazione della Sanità Pubblica che metta al centro le competenze gestionali e di project management del personale medico, infermieristico e amministrativo. “Il rischio che si corre” – sottolinea Lorenzo Leogrande, Presidente di AIIC – “è che l’amministrazione sanitaria, nei suoi diversi livelli, sottostimi la complessità organizzativa e gestionale legata a una seconda ondata Covid-19 o a prossime crisi pandemiche”.

L’adozione della tecnologia da parte del personale del Sistema Sanitario incontra ancora forte resistenze culturali: è necessario “far digerire” il cambiamento, innescando e governando un processo di change management che, come ogni processo culturale, richiede investimenti e tempo.

Sfruttare appieno le tecnologie

Se molto è stato fatto per la diffusione delle moderne tecnologie hardware e software nel Sistema Sanitario e al loro incardinamento a livello centrale e territoriale, è altrettanto vero che la sola disponibilità tecnologica di per sé è insufficiente. Secondo Paolo Locatelli, Responsabile scientifico dell’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità della School of Management del Politecnico di Milano “le tecnologie che servono al sistema sanitario sono in larga parte già disponibili, alcune aziende sanitarie durante la pandemia ne hanno usato bene le potenzialità – è il caso ad esempio dell’utilizzo della cartella clinica digitale – altre meno.” Pur avendo raggiunto importanti risultati alcune innovazioni non erano nate per gli scopi per i quali sono state impiegate durante la crisi. Nel prossimo futuro quindi la diffusione tecnologica dovrebbe essere accompagnata da una maggiore conoscenza delle potenzialità degli strumenti a disposizione e delle relative capacità di utilizzo. L’emergenza pandemica ripropone in tutta la sua attualità il tema dell’appropriatezza nella selezione delle nuove tecnologie, la cui gestione non dovrebbe essere governata in modo estemporaneo ma da un sistema organizzato di Health Technology Assessment.

Interoperabilità

Sfida centrale per il prossimo futuro è fare in modo che i sistemi tecnologici delle diverse aziende ospedaliere si integrino reciprocamente. Questo vale sia per le tecnologie legate all’erogazione delle cure che per quelle abilitanti i processi di gestione e lo scambio di informazioni. “In piena crisi Covid-19 – ricorda Elena Sini Membro del Board of Directors e Chair del EU Governing Council di HIMSS – anche gli ospedali che, negli ultimi anni, avevano implementato con successo gli standard internazionali di interoperabilità per la condivisione dei dati e delle informazioni cliniche, come appunto gli ospedali italiani certificati HIMSS EMRAM Stage 6, si sono ritrovati a scambiare i dati utilizzando file Excel. A livello regionale e nazionale non si è purtroppo saputo cogliere appieno il beneficio del corretto approccio alla gestione dei dati laddove presente”. Conclude Sini “è quindi oltremodo urgente focalizzare la nostra attenzione su questi temi e promuovere la cultura e le buone pratiche di standardizzazione ed interoperabilità nello scambio di dati ed informazioni cliniche”.

Verso un marketing sociale

La comunicazione in Sanità ha giocato e giocherà sempre più un ruolo centrale sia nel rapporto medico-paziente – si pensi ad esempio al progressivo ricorso massiccio alla telemedicina o alla ricetta medica elettronica – sia nel rapporto tra Sistema Sanitario e cittadini nel loro complesso. Non è sostenibile infatti pensare di affidare la gestione di eventuali prossime crisi pandemiche alla sola riorganizzazione degli ospedali o al semplice potenziamento dei reparti di terapia intensiva.  Sarà invece necessario investire ingenti risorse in campagne di prevenzione di massa, sfruttando al massimo le potenzialità delle tecnologie della comunicazione. Le campagne di prevenzione condotte in passato quali ad esempio quella anti-influenzale si sono rivelate largamente insufficienti e inefficaci proprio perché non hanno saputo realizzare appieno operazioni di marketing sociale.

Un nuovo approccio strategico alla tecnologia

Durante la pandemia il Sistema Sanitario ha dato prova di grande capacità di resilienza e di innovazione, ma allo stesso tempo è emersa la necessità di superare una logica puramente emergenziale – e individuale – adottando una strategia generale di interventi e investimenti di più ampio respiro. L’innovazione tecnologica per espletare i propri effetti dev’essere messa a sistema e ha bisogno di programmazione perché la sua efficacia dipende in larga parte dalla stabilità dei processi e dalla piena conformità alle norme, regole e standard di settore. Investimenti tecnologici programmati inoltre possono facilitare la collaborazione tra imprese e sistema sanitario, consentendo un’ottimizzazione degli investimenti in ricerca e sviluppo e la loro destinazione ai campi applicativi più utili al Sistema Sanitario.