Editoriale

Big Data e campagna vaccinale: le possibilità offerte dall’AI.

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Il periodo pandemico probabilmente passerà alla storia oltreché per l’impatto sanitario, sociale ed economico su miliardi di abitanti del pianeta per  un altro aspetto, altrettanto importante in prospettiva, quello di aver consentito la campagna di raccolta dati sanitari più imponente mai realizzata: l’accelerazione sul fronte del Digital Health, il tracciamento dei contagi, l’analisi dei dati epidemiologici, la ricerca per lo sviluppo del vaccino hanno consentito l’accumulo di enormi quantità di dati personali relativi alla salute, le condizioni e gli stili di vita dei cittadini. Questa è una buona notizia, ma a metà.

Perché lo diventi per intero è cruciale essere in grado di utilizzare al meglio questi Big Data, essere in grado di trasformare i dati sanitari immagazzinati nei più diversi repository in informazioni. E su queste  partire con attività di prevenzione e predizione sempre più accurate, una cura più efficace, una filiera del lifescience più efficiente, in una parola una sanità che metta davvero al centro la gestione della salute del cittadino.

Un aiuto importante all’analisi e l’utilizzo dei dati sarà offerto dall’intelligenza artificiale (AI). Il machine learning ha già svolto un ruolo chiave durante il primo anno di Pandemia, favorendo l’individuazione precoce del Sars CoV2 prima, coadiuvando i centri di ricerca nello sviluppo dei vaccini in tempi record poi. Continuerà a farlo ora che la sfida si sposta sulla campagna vaccinale universale. Di quest’ultimo tema in particolare si occupa il nuovo numero di ReadHIT, fornendo alla riflessione collettiva contributi e approfondimenti dei media, siano essi generalisti che espressione delle professioni mediche e IT.

L’utilizzo dell’intelligenza artificiale eserciterà impatti positivi su molti aspetti della campagna vaccinale in atto, soluzioni efficienti per gestire la logistica, il sistema di prenotazione, i richiami già sono disponibili – emblematico è il caso presentato in questa sede della Valle d’Aosta che grazie all’AI è riuscita a stratificare la popolazione per classi di vaccinazione prioritarie in base alle variabili d’età, comorbilità, prestazioni specialistiche, farmaci, ricoveri, accessi ospedalieri. Altre saranno sviluppate anche queste in tempi record con il progredire della campagna.

Se la tecnologia in sé non costituisce un problema – piuttosto un’opportunità – la chiave di volta per vincere la sfida vaccinale italiana è governare una regia nazionale unica, capace di superare la frammentazione data dalla regionalizzazione non lasciando indietro nessuno, e abbandonare ogni residua incertezza sulla necessità di procedere speditamente verso la digitalizzazione del sistema sanitario.

La gestione della pandemia è un’occasione irripetibile per concretizzare quella volontà – condivisa dai più – di un ridisegno organico e coerente della sanità: troppe sono ancora le incongruenze di un sistema sanitario messo alla prova dalla pandemia. Cito solo l’esempio dalla distonia relativa al flusso dei dati sulla campagna vaccinale: mentre tutte le informazioni raccolte a livello regionale affluiscono all’Anagrafe Vaccinale Nazionale, solo alcuni sono conservati anche nel Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE), che pure sulla carta dovrebbe costituire uno dei perni della riforma digitale sanitaria, tanto da destinare alla sua implementazione ingenti fondi del Recovery Plan.

Molto cammino è stato fatto ma molto è ancora da fare.

Buona lettura

Alberto Ronchi

Presidente AISIS