Editoriale

Un’exit strategy dall’emergenza sanitaria

Il Piano Nazione di Ripresa e Resilienza tra conquiste e (qualche) incertezza

Editoriale

Nella scorsa settimana è arrivato in approvazione il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) che il Governo Italiano deve presentare alla Commissione Europea per accedere alle ingenti risorse del Fondo Next Generation EU. Il piano è stato approvato in un Consiglio dei Ministri e dovrebbe tenere conto delle osservazioni ricevute anche dalle Parti Sociali. All’interno del Piano un ruolo strategico è giocato dalla Salute, indicata come una delle 6 missioni, o macro capitoli di spesa, e destinataria di circa 20 miliardi di euro, il doppio di quanto previsto inizialmente. E questa è già di per sé una buona notizia.

Le aree di sviluppo del Capitolo Sanità del Piano sono due, la prima consiste nell’assistenza di prossimità e la telemedicina per «potenziare e riorientare il Servizio Sanitario Nazionale verso un modello incentrato sui territori e sulle reti di assistenza socio-sanitaria e a superare la frammentazione e il divario strutturale tra i diversi sistemi sanitari regionali garantendo omogeneità nell’erogazione dei livelli essenziali di assistenza». Il secondo ambito d’azione è individuato nell’innovazione dell’assistenza sanitaria e intende promuovere l’ammodernamento del parco tecnologico del Sistema Sanitario e vale 11,8 miliardi, di cui 5 per la ristrutturazione tecnologica degli ospedali.

È proprio in questo momento cruciale che abbiamo deciso di aprire la discussione agli operatori, alle associazioni professionali e a quanti si occupano quotidianamente di innovazione a proposito di uno strumento, il PNRR, che prevede riforme, finanziamento e programmazione delle attività che lo compongono. Più volte abbiamo richiamato l’attenzione sulla necessità di guardare alla Sanità come volano di sviluppo umano, sociale ed economico del Paese. Molte volte abbiamo chiesto di pianificare gli investimenti non con un’ottica di breve periodo o emergenziale, ma con un orizzonte temporale più lungo, convinti che il merito dei finanziamenti sanitari non possa più riguardare solo il processo di acquisto delle risorse da impiegare nell’immediato, bensì diventi cruciale programmare una strategia di investimento lungo e duraturo che contempli la formazione in materia di sanità digitale  del personale sanitario e l’assunzione di nuove figure, quali ad esempio fata scientist, data analyst, informatici e ingegneri clinici. E quante volte abbiamo discusso del ruolo strategico giocato dalle tecnologie per l’efficienza dell’assistenza e della cura e la creazione di valore?

Alcune di queste raccomandazioni sono state accolte con timidezza nel Piano, senza che si indicassero chiaramente le strategie per realizzarle, i fondi per finanziarle, e i progetti per attuarle.  Riteniamo che in generale nella trasformazione digitale della Pubblica Amministrazione ci siano ulteriori attività che possono compartecipare alla realizzazione di interventi utili alla Sanità Digitale. È importante sottolineare che il Sistema Sanitario italiano rimane al di sotto della media europea come costo complessivo assoluto (e anche in percentuale rispetto al nostro PIL) e che solo l’1,2% della spesa sanitaria pubblica è destinato a tecnologie 4.0.

Altre raccomandazioni sembrano aver fatto breccia nei decisori pubblici e se ne trovano tracce nel documento in discussione: è il caso ad esempio della necessità di approvare definitivamente e attuare le linee guida nazionali per lo sviluppo della telemedicina, del definitivo sdoganamento del Fascicolo sanitario elettronico e del completamento del sistema informativo nazionale che, a regime, sarà in grado di gestire in modo centralizzato i dati relativi alla Salute dei cittadini.

Questo consentirà l’avvio di analisi “predittive” che potranno fornire informazioni, non meri dati, utili anche per le attività di programmazione sanitaria. Siamo inoltre favorevoli ad una revisione del Sistema Sanitario, che indica un nuovo modello, che demanda all’ospedale le attività a maggiore complessità e sposta a livello territoriale (e domiciliare) le prestazioni meno complesse, attraverso un’orchestrazione dei servizi di sanità pubblica e convenzionata.

In questo numero approfondiamo i diversi aspetti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, ospitando analisi, contributi e anche alcune proposte sui temi ad esso collegati. Con lo spirito che ci ha sempre contraddistinto, conoscenza e competenza, allo scopo di favorire la traduzione degli intendimenti e delle risorse messe a disposizione dal Paese in progetti concreti e in tecnologie utili.

Buona lettura

Redazione ReadHIT