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Le sfide della flessibilità

A cura della redazione

Durante la crisi pandemica gli ospedali di tutto il mondo hanno dovuto adattare velocemente la loro struttura e organizzazione per rispondere il più velocemente possibile all’incremento esponenziale di ricoveri: hanno fatto la loro comparsa le tende per il triage, sono stati riorganizzati i percorsi in sporchi e puliti per separare i pazienti sospetti covid, sono state individuate nuove aree all’interno o all’esterno degli ospedale per incrementare l’offerta di posti letto. Tali cambiamenti hanno avuto un impatto enorme anche sull’organizzazione del personale (con potenziamento delle squadre di medici e operatori sanitari e rimodulazioni dei turni), sul management – imponendo l’accorciamento e la velocizzazione delle catene di decisione – sulla frequenza di utilizzo delle tecnologie, che da occasionale è progressivamente entrato a far parte a pieno diritto dell’ordinaria attività ospedaliera.

Difficilmente si tornerà indietro, la flessibilità è destinata a diventare elemento imprescindibile di un’organizzazione ospedaliera efficiente e sostenibile nel lungo periodo. Abbiamo individuato alcune interessanti storie di flessibilità con molta probabilità destinate a incardinarsi nel modo adottato dagli ospedali di erogare i servizi di cura.

Innanzitutto la crisi del Covid-19 ha spinto gli ospedali a trovare modalità di presa in carico dei pazienti alternative alla mera ospedalizzazione, al fine di evitare il peggioramento del livello delle prestazioni offerta ai degenti e, in tempi di epidemie, che l’ospedale possa essere un amplificatore di contagio. Fermo restando che è cruciale il ruolo svolto dalla medicina territoriale, sempre più strutture ad esempio stanno registrando a distanza i pazienti prima ancora che arrivino in ospedale, alcuni hanno completamente digitalizzato il check-in attraverso sistemi di Digital Front Door, piattaforme che consentono ai pazienti di registrarsi fino a quattordici giorni prima di una visita programmata, rivedendo o aggiornando contemporaneamente i loro farmaci, le allergie e la storia clinica. Pur incontrando ancora diverse resistenze culturali i medici si stanno abituando alle visite da remoto grazie alla telemedicina anche per determinare gravità delle patologie e selezionare chi debba essere ospedalizzato e chi può essere curato a domicilio. Anche i passi successivi all’eventuale ricovero ospedaliero possono essere seguiti con il minor contatto possibile tra pazienti e con il personale. Le applicazioni della robotica in un grande ospedale di Boston consentono al personale di vedere i pazienti da una distanza di sicurezza sia in Pronto Soccorso che nella tenda di triage all’esterno, tramite una valutazione video e una termocamera per misurare la frequenza respiratoria.

 

E non finisce qui. Gli ospedali e gli ambulatori dovranno essere ripensati non solo nella programmazione dei servizi ma anche fisicamente, prevedendo il mantenimento di strutture dedicate ai malati di COVID-19 e i percorsi separati in quelle ibride. Architetti e Designer sono impegnati a progettare nuovi modi di separazione dei pazienti infettivi che siano più efficienti e meno stressanti per medici, infermieri e pazienti rispetto all’attuale triage all’esterno del Pronto Soccorso. Ma stanno anche ideando soluzioni per poter separare gli spazi tra i letti o aumentare il numero di stanze singole, adattare e riadattare i reparti e le sale operatorie, implementare sistemi per migliorare la ventilazione delle aree, regolano l’esposizione alla luce e al sole, addirittura la pressione nelle camere.

La prossima frontiera

Una delle applicazioni tecnologiche più interessanti per abilitare la flessibilità dell’offerta ospedaliera sembra essere quella offerta dal Digital Twin. Si tratta in generale della possibilità di estendere un oggetto fisico, o un processo organizzativo, all’interno del mondo digitale. Attraverso tale duplicazione virtuale della realtà possono essere analizzati infinite quantità di dati ed elaborati modelli predittivi molto affidabili. Il vantaggio dall’utilizzo di queste piattaforme in ambito ospedaliero è facilmente intuibile, ciò che a tendere potrebbe trasformare profondamente gli ospedali consiste nella possibilità offerta da questa tecnologia di adattare velocemente e in anticipo l’offerta ospedaliera a seconda delle necessità di cura che emergono in un determinato momento tra i degenti e addirittura in una specifica area geografica: pianificare numero e tipo di posti letto, adattare dimensione e dotazione di personale dei singoli reparti, quantificare lo stoccaggio di dispositivi medici e di farmaci consentirebbero in caso di epidemia di non dover rincorrere i contagi ma di gestirli attraverso un’attenta programmazione e in periodo “ordinario” una gestione delle prestazioni sanitarie massimamente efficiente.

Lontano futuro? Forse, sta di fatto che in nuce questo processo è già cominciato e proprio vicino a noi: l’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma nei mesi di massimo picco di ricoveri ha implementato un algoritmo per gestire “automaticamente” il flusso di ricoveri di sospetti COVID in Pronto Soccorso. All’arrivo in ospedale in automatico e incrociando i dati delle diagnosi il software indirizza il paziente lungo un percorso specifico, fisico e di cura, sotto la vigilanza di un bed manager, un internista esperto con una lunga esperienza clinica e un manager incaricato di coordinare l’unità di crisi COVID-19 dell’ospedale e di gestire i flussi dei pazienti. Un’analisi dettagliata delle funzionalità dell’applicazione sono consultabili gratuitamente qui (https://onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1111/eci.13250#eci13250-fig-0001)

 

Una storia di innovazione tutta italiana

Tra i molteplici progetti nati per supportare la trasformazione degli ospedali in strutture sempre più flessibili fa piacere scoprire che uno di grande successo è proprio nato in Italia. Si tratta di CURA, un’iniziativa che ha lo scopo di supportare le strutture ospedaliere nell’allestimento di nuovi reparti di terapia intensiva: un gruppo di designer, medici, consulenti militari hanno realizzato una piattaforma open source per rendere più efficiente e veloce la costruzione di reparti mobili e collegabili alle strutture esistenti. CURA utilizza container riconvertiti per creare unità di terapia intensiva pronte all’uso e facilmente trasportabili nelle città in tutto il mondo, per rispondere prontamente alla diffusione del virus. Un bell’esempio di come l’ingegno e le tecnologie possano essere messe al servizio della Sanità.

https://curapods.org/about/it